L’urgenza, il sentire che muove

I progetti più grandi nascono da un’urgenza.

Un’urgenza nasce da un sentire di necessità che poggia su un’accurata riflessione criticaUn’accurata riflessione critica nasce dal riconoscimento e dalla frequentazione di un sentire di fondo che che ci tiene vivi, per cui vale la pena vivere e che vogliamo capire. Questo sentire di fondo necessita il corpo e necessita una rete di significati che possano accoglierlo ed elaborarlo in maniera convincente e che non lasci spazio a dubbi e perplessità.

E’ questo sentire che alimenta il nostro interesse, è il propulsore della scoperta, della ricerca che compiamo ad ogni istante, della nascita stessa delle domande che siamo in grado di farci, è la spinta a trovare la lettura più corrispondente alla natura delle cose.

Tuttavia sarebbe ingenuo pensare che questa natura fenomenica, non sia in dialogo con la nostra stessa capacità di vedere, con il nostro bagaglio culturale, educativo e soprattutto non possiamo ignorare il fatto fondamentale: la ricerca è mossa da una domanda ben precisa, che anche se non consapevole, ci spinge senza sosta e chiede di essere risolta.

Diventa cruciale nella riflessione allora porsi in dialogo con sé stessi, un dialogo intimo ed onesto e chiederci sulla motivazione che ci muove e che sembra indicarci una direzione. Cos’è che ci muove dunque? Cosa sto cercando? Poiché solo definendo precisamente e chiaramente tale questione, saprò di avere o non avere trovato l’oggetto della ricerca.

Le motivazioni possono essere svariate: riconoscimenti, gratificazioni, bisogno di controllo, comprensione fenomenica, ricerca di significato, necessità di verità, bisogno di prestigio, potere, sollievo dall’angoscia, …

Che cosa davvero mi spinge? Per che cosa vale davvero la pena cercare e dunque vivere, poiché cos’è vivere se non questa tensione sentita e sofferta che cerca di capire e di spiegarsi, nei termini più disparati, della sua esperienza?

Se tale questione non viene affrontata come preambolo necessario e culturalmente imprescindibile per l’adultità, allora a mio avviso si sta girando a vuoto, si inseguono fuochi fatui, si è in preda al sensismo e al nichilismo in una sorta di atteggiamento di sordità e superficialità nei confronti delle questioni fondamentali. Questo ahimè l’atteggiamento generalizzato del nostro secolo in cui l’indagine filosofica in prima persona, la questione etica e la morale sono diventate chimere, valori e prassi dimenticate, arretrate. Il disagio si pone solo in termini di malattia o di problema da eliminare, da sedare, trattato in terapia psicologica o semplicemente ignorato dal paradigma del modello scientifico tecnologico dominante.

E dunque per cosa vale la pena vivere? E’possibile sviscerarsi e sviscerare la questione fondamentale così che accada di trovare inaspettatamente un terreno su cui poggiare, valori a cui sentire di dovere fedeltà, ideali che si fondano su una corrispondenza di azioni pratiche e concrete di un retto agire quotidianoSentirsi investiti da questa urgenza, che ti costringe e non somiglia più ad una volontà (e questo è sorprendente!), a metterti al servizio di essa e di fare, concretamente ciò che il sentire fondamentale ti chiede?

Come capire
le modalità di  mettersi in dialogo intimo con tale sentire da riconoscerlo nel corpo e nei significati, fino ad intuirne e comprenderne profondamente l’aspetto etico e di fedeltà che chiede in ultimo all’agire?

Questo dovrebbe essere 
il vero progetto culturale a cui ambire, che poggi sulla retta motivazione, che poggi sul retto sentire compreso e riconosciuto come tale, sviscerato dalla volontà.

Questo è a mio avviso il compito dell’educazione: 
formare individui che possano contribuire al miglioramento dell’umanità, grazie al miglioramento su loro stessi.

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