Troppo vicino

Stamattina nei nostri silenzi,
sentivo da cuore a cuore un legame divino
lambire la tua pelle a contatto con la mia
come due involucri di carta,
così fragili e precari.

Sembrava che il silenzio
fosse l’unica risposta per affrontare questa battaglia,
questo contatto scottante che sembra tacere
e al tempo stesso reclamare pietà.

Subito dopo la rabbia,
protagonista di questa prigione
che ci incatena qui,
corpi invischiati nell’incapacitazione di sé stessi,
anime fustigate alla non libertà,
a questa eternità impossibile ed irrequieta.

Noi che non sappiamo stare in noi stessi
e ci specchiamo negli occhi tuoi e miei
e ci imploriamo.

Ci auguriamo in quegli sguardi inadatti,
che cercano di correggersi
per il loro essere inappropriati,
di trovare in quell’impossibilità di espressione,
un accenno di comprensione intima,
di compagnia
in questo abissale viaggio.

Ho cercato di non dirmi, ma di sentire il cuore
e l’ho trovato,
pur sfuggendomi via
con quell’imbarazzo che mi sfida e mi sorprende
quando mi accorgo di me
e del miracolo che sono, seppur miseramente e debolmente
essere umano.

Una tale intensità mi richiede preghiera e
bestemmia, silenzio e urla di ribellione.
Il pianto o la follia,
entrambe mi lasciano finalmente esausta
e strenuamente mi accompagnano
verso l’oblio.

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